A Londra con Virginia Woolf di Cristina Marconi

Nello di Coste
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In viaggio A Londra con Virginia Woolf di Cristina Marconi

A Londra con Virginia Woolf di Cristina Marconi è il mio secondo viaggio in compagnia dei Passaggi di Dogana della Giulio Perrone Editore. Il primo era stato A Roma con Nino Manfredi, troppo facile per me che a Roma ci vivo e che mi sono fatto stregare dalle pagine di Nicola Manuppelli e i suoi aneddoti.

Per questo viaggio a Londra sono partito all’avventura, zaino in spalla e poche informazioni. Ho sviluppato con due bookstagrammer un gruppo di lettura e mi sono autoproclamato la pecora nera. A differenza di tutti gli altri infatti non avevo mai letto Virginia Woolf, che nel mio immaginario ha spesso coinciso con Jane Austen.

Fatta questa premessa andiamo A Londra con Virginia Woolf e Cristina Marconi.

Cosa ha di speciale A Londra con Virginia Woolf?

Penso che come tutti i Passaggi di Dogana di Giulio Perrone Editore, anche A Londra con Virginia Woolf di Cristina Marconi abbia due grandi punti di forza.

Il primo è quello di farti viaggiare con la fantasia in una città e farti venire voglia di visitarla dal vivo. Io dopo aver finito questo libro ho cercato voli per Londra, non ho ancora acquistato un biglietto, ma succederà vedrete.

Il secondo punto di forza è quello di approfondire la vita di uno o più artisti e farti venire voglia di approfondire e scoprire di più sulla loro produzione. E io ho già comprato un romanzo di Virginia Woolf, appunto.

Direi quindi che Cristina Marconi è riuscita nel suo intento di raccontare e far amare una città e la sua cittadina per eccellenza, Virginia Woolf.

Perché leggere A Londra con Virginia Woolf?

Del libro ho apprezzato moltissimo la prima parte, in cui ogni capitolo rappresentava con un indirizzo tutti i luoghi in cui Virginia Woolf ha vissuto, e dove la sua personalità ha avuto modo di formarsi ed emergere.
Alcuni di questi luoghi oggi davvero diversi rispetto a come la scrittrice li ha visti, e per questo motivo alcune pagine hanno un sapore nostalgico. Mi sono immaginato vie illuminate da deboli lampioni, strade silenziose e sempre eleganti. Per un attimo ho ripensato alle prime scene di Lilly e il vagabondo della Disney (e vi prego di non giudicarmi per questo accostamento, è solo la mia immaginazione che vola! 🙂 ).

 

La seconda parte del libro è più descrittiva toccando alcune aree della città e i motivi che le collegano a Virginia Woolf. E’ un libro riuscito e mi sento di promuoverlo a pieni voti, perché un libro deve stimolare la curiosità oppure soddisfarla, e questo nel mio caso ha fatto entrambe le cose.

IG: @nello_di_coste

 

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A Virginia Woolf i medici raccomandarono senza mezzi termini di stare lontana da Londra. Troppo sensibile la scrittrice, troppo animata la città: due elementi che, combinati, non potevano che gravare su un’anima già infragilita da lutti e dolori. Eppure è a Londra che la scrittrice vorrà sempre tornare e sempre rimanere: nella capitale trova l’entusiasmo elettrizzante di una passeggiata fatta per comprare una matita, i suoni perduti di Orlando che pattina con la principessa russa sul Tamigi gelato, la vecchia Kensington dell’infanzia vittoriana e la nuova Bloomsbury, il salotto che accoglie intellettuali e artisti. La vita di Virginia Woolf a Londra è scandita dai continui traslochi: otto in tutto. La casa che si affaccia su Gordon Square, chiara e vuota, la prima con la luce elettrica e il 3S di Brunswick Square, dove vive sola con altri uomini. Queste case sono il suo punto di vista sulla città, e cioè sul mondo intero, sulla realtà con le sue tragedie e i suoi cieli. Cristina Marconi accompagna il lettore tra le vie e i quartieri, protagonisti e sfondo della vita e delle opere di Virginia Woolf che, anche da “una stanza tutta per sé”, celebra la città che somiglia alla sua anima: Londra e la scrittrice, ugualmente avide di vita, ugualmente tese verso il dramma. Entrambe tanto luminose, quanto popolate da ombre. Londra è una città di tombe, una città che fa amicizia con cimiteri e fantasmi; la stessa confidenza che Virginia ebbe con la vertigine della morte.

Falla girare!